Le artemisie

di DI CLAUDIA TANDOI
 Artemisia: un nome femminile indissolubilmente legato al carattere forte e alla passione
Nel V secolo a.C., Artemisia, reggente di Alicarnasso e di altre città della Caria, fu detta la regina guerriera; partecipò alla spedizione di Serse contro la Grecia, e condusse cinque navi durante la celebre battaglia navale di Salamina. Dopo oltre un secolo, Artemisia II, sorella e sposa del satrapo Mausolo,  alla morte dell’amato fece erigere in suo onore una monumentale sepoltura, il famoso Mausoleo ad Alicarnasso, una delle sette meraviglie del mondo antico. Si racconta che, distrutta dal dolore, preparò una bevanda con le sue ceneri (l’episodio è raffigurato da Rembrandt nel dipinto Artemisia riceve le ceneri di Mausolo). Appassionata di botanica, è probabilmente in suo onore che un genere di piante appartenenti alla famiglia delle Asteraceae (e che comprende oltre 200 specie) sono state chiamate artemisie
 

Altre teorie vedono all’origine del nome Artemisia la dea Artemide, o la parola greca artemes (sano) facendo riferimento alle proprietà medicamentose della pianta. Le artemisie sono piante perenni, erbacee o arbustive, alte fino a 1,5 metri, con radici rizomatose. Originarie dell’Europa orientale e dell’Asia occidentale, oggi crescono spontaneamente nelle zone temperate della terra; in Italia ne esistono diverse specie, e alcune sono utilizzate nella creazione di fragranze, in medicina, in liquoreria (come l’assenzio, il genepì, il seme santo, ecc.) o per condimento (come il dragoncello). L’artemisia cinese è usata in Oriente per la moxi-combustione, pratica associata all’agopuntura.

Una delle specie impiegate in profumeria è l’Artemisia vulgaris, spesso chiamata nei laboratori con il suo nome francese armoise: il fusto porporino porta foglie di colore verde scuro, ricoperte nella parte inferiore da una lanugine bianca. I piccoli e numerosi fiorellini si presentano in nuance marrone chiaro-rossiccio, oppure gialli. Nella preparazione di fragranze è utilizzato l’olio essenziale estratto dalle foglie e dai fiori tramite distillazione in corrente di vapore. Il liquido ricavato è giallo molto chiaro, dal potente odore canforato, erbaceo, che ben si accosta a muschi, patchouli, rosmarino, lavandino, salvia e cedro.  È composto principalmente da tuione, cineolo e pineni. I maggiori produttori di olio essenziale sono Marocco, Tunisia e Francia. Nel passato i fiori e le cime fiorite erano usati per pediluvi e per decotti che, dolcificati con il miele, erano impiegati come rimedio per la tosse e per l’espulsione dei calcoli. Nella tradizione erboristica popolare l’artemisia è stata associata alla stregoneria, e usata per allontanare i mali e i pericoli. Considerata una pianta femminile, era indicata per la cura dei disturbi dell’apparato genitale femminile. È ormai in disuso per scopi terapeutici per via dell’alto contenuto di tuione.
L’Artemisia absinthium è meglio conosciuta come Assenzio. Le sue proprietà officinali erano già note nell’antichità e citate in un papiro egizio del 1600 a.C.: era considerato stimolante per l’appetito, digestivo, vermifugo, Plinio e Plutarco ne parlavano come sostanza insetticida per i campi. La pianta si presenta con un fusto biancastro, foglie verde-argento ricoperte da una fine peluria, e fiorellini gialli. L’olio essenziale è ricavato da foglie e fiori per distillazione, è di colore verde scuro tendente al blu, il suo odore è speziato, verde, amaro. È costituito principalmente da tuione, che raggiunge anche il 70%, azuleni e terpeni; parzialmente “detuionizzato”, si armonizza con note fiorite, muschi e lavanda. Tramite estrazione con solvente è ricavata anche un’essenza assoluta. Foglie e fiori dell’Artemisia absinthum sono conosciuti soprattutto in qualità di ingredienti principali (insieme all’anice verde) di una bevanda alcolica denominata assenzio. Il liquore fu ispiratore del modo di vivere bohemièn, e molti erano gli estimatori illustri, tra i quali Vincent van Gogh e Toulouse Lautrec. L’assenzio ebbe il culmine della sua popolarità nella seconda metà dell’ottocento, ed era consumato seguendo un preciso rituale: un cucchiaio scanalato contenente un cubetto di zucchero era posto sopra il bicchiere di liquore, si versava poi dell’acqua ghiacciata sopra di esso sino a raggiungere il volume desiderato. I bistrot parigini si attrezzarono con contenitori di acqua e di ghiaccio per permettere di diluire personalmente l’assenzio, bicchieri e cucchiaini assunsero fogge bizzarre e stravaganti, e il rito del bere fu avvolto da atmosfere ricche di fascino e di mistero. Il successo e la notorietà dell’assenzio furono clamorosi, ma altrettanto rapido fu il suo declino. La bevanda fu demonizzata in quanto l’uso smodato di assenzio era ritenuto responsabile di una sindrome definita “absintismo”, caratterizzata da un iniziale stato di euforia e di benessere a cui seguivano allucinazioni e forti depressioni, per arrivare a convulsioni e deterioramento mentale. In Francia fu vietato nel 1915, e altre nazioni lo misero al bando a causa delle (presunte) proprietà narcotiche. In realtà studi recenti indicano che la quantità di tuione contenuta nel liquore è minima, pertanto non può essere in grado di provocare effetti tossici nell’organismo.
Le forti tonalità aromatiche dell’olio essenziale di artemisia ne fanno un componente caratterizzante di molte fragranze, in modo particolare nell’universo maschile, come Eau de Rochas pour homme, Polo di Ralph Lauren e la Colonia Intensa di Acqua di Parma.


artemisia gentileschi

Certamente una donna appassionata! Artemisia Lomi Gentileschi nasce a Roma nel 1593, figlia di Orazio, eccellente pittore, del quale seguì le orme fino a superarne la notorietà. Artista di grande talento e donna di forte carattere, dalle esperienze di vita sicuramente non comuni per l’epoca, Artemisia fu per lungo tempo ricordata più per lo stupro subito e per il processo intentato ad Agostino Tassi, anch’egli pittore, che per le sue indubbie qualità artistiche. Dall’inizio degli anni sessanta, la sua vita avventurosa e le sue opere, nelle quali è riconoscibile la dolorosa esperienza vissuta da ragazzina, furono oggetto di attenzione nel mondo culturale femminista, diventando un simbolo di coraggio e di emancipazione.
A questa donna nel 2002 Penhaligon’s ha dedicato la fragranza Artemisia. Un’eau de parfum semi-orientale, dalle note calde e morbide, gourmand in testa, fiorite di violetta e mughetto, nuance di the al gelsomino e di mela verde, muschiate e boisèe di legno di sandalo, ambrate e vanigliate.
La figura e l’arte di Artemisia Gentileschi hanno ispirato anche la creatrice di profumi Laura Tonatto, che nel 2004 ha interpretato olfattivamente il dipinto L’Aurora. Artemiris è una fragranza cipriata in cui la nota dell’iris rappresenta il velo che riveste la sensuale figura dell’aurora, i fiori d’arancio le fiaccole che simboleggiano l’arrivo del giorno, le note di quercia il bosco verso cui si protende l’aurora, le tonalità ambrate ricordano il suo dorato mantello.
Palazzo Reale e 24 ORE Cultura, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, presentano a Milano (fino al 29 gennaio) una  mostra monografica dedicata all’artista a cura di Roberto Contini e Francesco Solinas: Artemisia Gentileschi – storia di una passione. Oltre 50 opere e numerosi documenti inediti percorrono i suoi inizi a Roma sotto l’influenza paterna, lo sviluppo artistico nel periodo fiorentino, il ritorno a Roma e quasi un quarto di secolo vissuto a Napoli, dove morì nel 1653. Il catalogo realizzato in occasione della mostra raccoglie il materiale artistico e documentaristico esposto, mettendo in luce l’importante ruolo di Artemisia Gentileschi nella produzione pittorica italiana del seicento e approfondendo gli intensi risvolti che hanno accompagnato la vita intensa di questa donna.



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sabato 19 maggio 2012

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